Mmmh, beh, stamane mi sono preso la libertà di dormire.
Sì, ultimamente non è che ronfi sufficientemente, forse dovrei darmi una regolata. Lal.
Ad ogni modo, nel primo pomeriggio mi sono diretto at school per discutere coi miei colleghi su come elaborare e organizzare il nostro spazio espositivo concesso (4m x 4m).
Tema è la filmografia di Kubrick, in particolare, nel nostro caso sono i suoi ultimi 4 lavori (Barry Lindon, The Shining, Full Metal Jacket e Eyes Wide Shut). Precedentemente a questa fase, abbiamo estrapolato quattro concetti chiave dalle nostre infinite analisi sui film: viaggio, ossessione, antagonismo e cambiamento.
Ovviamente abbiamo cercato di implementarli nella mostra.

Idea comune è organizzare il percorso in modo labirintico.
Poi da lì sono nate diverse discussioni, dubbi e proposte tra le più svariate e più colorite, tra trovate molto ambiziose e meno, ma comunque tutte valide e giustificate. Alcuni esempi a freddo sono la ricreazione di certi corridoi dei film (sentiero per Barry Lindon) e alcune installazioni interattive (un angolo dove guardare dentro per Shining, finestra con luce blu per Eyes Wide Shut). Sorge però un dubbio.
Forse tutto ciò è più un esercizio di stile ed idee che qualcosa di veramente concreto. M’intendo.
Mancano meno di due mesi all’ipotetica mostra, esposizione sulla filmografia (se mai verrà allestita) e siamo decisamente ancora in alto mare, alcuni sono già affogati, un paio già divorati dal mostro di Cloverfield. Preparare un’installazione artistica per mostrare e, pure, spiegare i lavori del genio cinematografico in una cinquantina di giorni, a tempo perso e nostro, mi pare assai improbabile.
Senza contare l’insufficienza di mezzi e fondi – insomma, possiamo fantasticare sul progettare questo e quello, ma guardiamo realmente come stanno le cose: non abbiamo budget, gli unici mezzi offertici sono pc, beamer, plotter e qualche parete mobile; lo spazio non è dei più esaltanti (4 ipotetiche sezioni da 4m x 4m, per presentare il regista e i suoi 12 film); siamo alla SUPSI un giorno alla settimana e in quel giorno veramente poco tempo è effettivamente costruttivo; maggio sarà un periodo tutt’altro che leggero e in settimana siamo occupati con altro, non ci lavoriamo quotidianamente!
Quindi?
Il progetto affonda? No, non proprio, visto che è da inizio gennaio che ci siamo dietro (progetto di semestre).

Diciamo che abbiamo sempre galleggiato nel vago, senza concrete indicazioni e limitazioni. Certo, il nostro responsabile replicherebbe che porre delle limitazioni avrebbe limitato (chiaramente) le nostre idee. In questo caso però, no. Dico io.
No perché stiamo lavorando su qualcosa senza avere idea esplicita e materiale di che cavolo allestire, e le informazioni ufficiali che ci vengono fornite col contagocce mostrano sempre più un lato decisamente poco esaltante: prendiamo lo spazio espositivo ad esempio. Ci è stato detto solo venerdì scorso, e per di più in modo relativamente ottimistico (4m x 4m sono misure idealizzate) – non l’avessimo saputo, per elaborare lo spazio staremmo fantasticando e progettando l’impossibile. Penso che lo stesso discorso debba (sì, deve) essere applicato pure ai mezzi effettivi e possibilità di organizzare l’esposizione.
Quindi?
Quindi bisognerebbe mettere più chiarezza sul tavolo. Perché non che si arrivi poi domani con dei progetti sfavillanti per poi essere completamente abbandonati a se stessi nell’esecuzione di qualcosa al di fuori delle proprie portate senza un supporto “dall’alto”. Sembra quasi che si è voluto puntare in alto con questo progetto semestrale, ma che lentamente si tenta di abbassare la mira senza dirlo ufficialmente.
E, quindi, mi affiderò alla regola del K.I.S.S. ( Keep It Short and Simple) e gg.
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Ma parlando di altro, dopo il periodo di brainstorming nella progettazione diversi miei colleghi sono andati a sviluppare foto. Li ho seguiti e ho avuto modo di fare qualche scatto.

L’immagine qui sopra è il noto “The Piccions”, foto scattata e sviluppata da Sab. Nel frammento di realtà è possibile notare il volatile in un profondo stato di riflessione (mentale e fisica) in quel dì di Zürich (nota provincia tedesca e migliore città europea) – la nostra brava fotografa ha congelato questo fatidico istante.
Non finisce qui, in questa piovosa giornata.
Vio mi mostra un lavoro cooperativo svolto il mattino: un’opera d’arte sublime svolto dalle creative menti (e mani) di Sand-rrr (capitan obvious per chi se lo ricorda), annette, Lucas e BeddY. Vio si è impegnata nel trasferirlo in un formato elettronico e alla stampa. Mi ha poi gentilmente regalato una copia.

“Senza titolo” by Vio, annette, Lucas, Sand-rrr, e BeddY
Ma attenzione! Il duro lavoro dei 5 artisti (wtf?) non è gratuita, ma fear not! Per chi fosse intenzionato all’acquisto basta che esprima tale desiderio in fondo a questo articolo. Prezzo di listino: 10′000.– chf.
Qualcuno interessato?
10/04/08 alle 19:54 |
Prezzo piu che ragionevole per tale opera.
10/04/08 alle 23:31 |
Hai dimenticato di menzionare che per ora tu sei il possessore esclusivo di una rarissima copia di The Piccions. Con dedica per di pìu. Fra qualche anno farà ne un baffo dei 10′000 Fr dell’opera colletiva…
Tra l’altro, io KISS l’ho sempre tradotto con Keep It Simple, Stupid! Forse non perfettamente correto ma sicuramente d’effetto…
11/04/08 alle 16:45 |
uh uh…dai bravina perô la vio ;)