Archivio per 12 Aprile 2008

Butchering Pathologic

12/04/08

Gamebanshee mi fa noto di un articolo su Rock Paper Shotgun diviso in tre parti (The Body, The Mind, The Soul) che tenta di spiegare “Pathologic”, rpg/fps/adventure sviluppato dalla russa Ice-Pick Lodge, considerato l’esperienza più brillante single-player dell’ultima decade.
Difficile, ingiocabile, dannatamente criptico ma con una struttura narrativa impareggiabile sono le sue caratteristiche. Naturalmente, dopo queste definizioni, di chi ne sa qualcosa, mi sono interessato e mi sono sorbito il lungo articolo.

“Pathologic” narra di un’epidemia che sta decimando una città industriale russa. Ci troviamo nel 1910.
Nei panni di un dottore (the Bachelor), uno sciamano (the Haruspicus) o una giovane ragazza dai poteri divini (the Devotress) ci sarà chiesto di contenere questa terribile peste e trovare una cura.
Niente è facile come sembra: oltre a doversi occupare della malattia, bisognerà pensare pure alla propria soppravivenza: cibo, acqua, medicinali, e, non da ultimo, armi. Ma non esiste il mercato. Senza contare che allo stesso tempo bisognerà cercare di non rimanere infetti dalla mortale piaga. E le carvene sono fucking caverne: non ci si trova all’interno soldi o medicinali dietro una pietra qualunque.
Quel bambino indifeso che corre pe la strada.. ecco, forse ha del cibo. Non lo mollerà di sua volontà.

Giorno dopo giorno la situazione peggiora: ad ogni notte, prima di andare a dormire, un messaggio ci ricorda quanti giorni ci rimangono e che tutto finirà (cosa? Il mondo? La vita del personaggio?), e non è un incubo. L’anarchia regna sovrana, strani casi occorrono, arriva l’esercito armato di lanciafiamme e un’inquisizione pronta ad estirpare a vista ogni malato. Grossi e macabri edifici torreggiano su ciò che rimane: una macelleria sigillata con ancora all’interno i macellai, una sorta di grottesco rettangolo di cemento che contiene pazzi, un edificio non meglio identificato fisicamente impossibile in mano a bambini abbandonati e orfani che girano con maschere di cani malamente cucite. Il culto della vacca, il sangue, gli organi, il corpo, la carne. E il teatro.

Sì, il teatro e la carne, elementi ricorrenti e tenebrosamente presentati. Non viene quasi definito come gioco, più un “make your decision”.

Non mi rimane che provarlo, nonostante non pare per niente user friendly.

Liar Game

12/04/08

Nao Kanzaki è una ragazza come tante. Forse con qualche sogno idealistico da adolescente in più. Nao è una ragazza pura ed innocente, la sua onestà è quasi inverosimile: non mente mai e si fida ciecamente del prossimo.
Un giorno riceve uno strano pacco contenente 100 milioni di yen e una lettera: è stata selezionata per partecipare al “Liar Game”; un gioco al massacro in cui i giocatori cercano di ingannarsi l’un l’altro per ottenere denaro a scapito degli altri partecipanti (i guadagni di uno corrispondono alle perdite di un altro).
E’ chiaro che in un gioco simile Nao è un pesce fuor d’acqua; infatti dopo pochi minuti si ritrova in passivo ed in una situazione disperata. Fortunatamente qualcuno le suggerisce una persona che potrebbe aiutarla: un esperto di truffe, Shinichi Akiyama. Costui è appena uscito di prigione e sembra non avere nessuna intenzione di aiutare la nostra eroina, ma poi cambia idea, perchè qualcosa in Nao gli ricorda…

Oggi ho avuto modo di leggermi il primo volume e l’ho trovato piuttosto buono. Manga illustrato e scritto da Shinobu Kaitani, “Liar Game” è una serie iniziata nel 2005 attualmente in corso. Al momento sono stati pubblicati 6 volumi.
Il tratto è semplice e pulito, non particolarmente dettagliato, piuttosto gradevole. I fondali sono spesso vuoti con un campitura bianca, nera o grigia, ma ciò non viene percepito in modo negativo: mantiene, insieme al tratto, una leggerezza nella sua interezza.

L’interesse nello sviluppo della trama da parte del lettore mi ha rammentato molto vividamente “Death Note” - ciò che cattura maggiormente non sono tanto le motivazioni e il carattere che delineano i personaggi ma i ragionamenti e giochi psicologici per poter sorpassare l’altro. Uno scontro di intelletti.

Come in “Death Note”, appunto, Light e L sono in costante battaglia sul precedere gli eventi e le trappole lasciate dal proprio antagonista; pure in “Liar Game” si ritrova una formula simile - che stia diventando un trend vincente?
Ad ogni modo, i due mi paiono molto vicini in quanto a tematica. Entrambi mettono l’accento su un terribile e degenerante aspetto della società moderna: se in “Death Note” il significato di giustizia e l’idealizzazione di una società purificata dal male sono gli ossessionanti temi, “Liar Game” mostra l’ipocrosia umana e la sua debolezza di fronte al dio moneta.

Differentemente però dal manga preso in comparazione, “Liar Game” è più facile e fluido come lettura: non capita che il lettore viene schiacciato dai ragionamenti assurdi (e brillanti) del geniaccio (del male) di turno e non deve rileggersi la pagina due o tre volte prima di avere un attimo in ordine le idee.

Mi presto a leggere il secondo volume.
Consigliato.