
Nao Kanzaki è una ragazza come tante. Forse con qualche sogno idealistico da adolescente in più. Nao è una ragazza pura ed innocente, la sua onestà è quasi inverosimile: non mente mai e si fida ciecamente del prossimo.
Un giorno riceve uno strano pacco contenente 100 milioni di yen e una lettera: è stata selezionata per partecipare al “Liar Game”; un gioco al massacro in cui i giocatori cercano di ingannarsi l’un l’altro per ottenere denaro a scapito degli altri partecipanti (i guadagni di uno corrispondono alle perdite di un altro).
E’ chiaro che in un gioco simile Nao è un pesce fuor d’acqua; infatti dopo pochi minuti si ritrova in passivo ed in una situazione disperata. Fortunatamente qualcuno le suggerisce una persona che potrebbe aiutarla: un esperto di truffe, Shinichi Akiyama. Costui è appena uscito di prigione e sembra non avere nessuna intenzione di aiutare la nostra eroina, ma poi cambia idea, perchè qualcosa in Nao gli ricorda…
Oggi ho avuto modo di leggermi il primo volume e l’ho trovato piuttosto buono. Manga illustrato e scritto da Shinobu Kaitani, “Liar Game” è una serie iniziata nel 2005 attualmente in corso. Al momento sono stati pubblicati 6 volumi.
Il tratto è semplice e pulito, non particolarmente dettagliato, piuttosto gradevole. I fondali sono spesso vuoti con un campitura bianca, nera o grigia, ma ciò non viene percepito in modo negativo: mantiene, insieme al tratto, una leggerezza nella sua interezza.
L’interesse nello sviluppo della trama da parte del lettore mi ha rammentato molto vividamente “Death Note” - ciò che cattura maggiormente non sono tanto le motivazioni e il carattere che delineano i personaggi ma i ragionamenti e giochi psicologici per poter sorpassare l’altro. Uno scontro di intelletti.
Come in “Death Note”, appunto, Light e L sono in costante battaglia sul precedere gli eventi e le trappole lasciate dal proprio antagonista; pure in “Liar Game” si ritrova una formula simile - che stia diventando un trend vincente?
Ad ogni modo, i due mi paiono molto vicini in quanto a tematica. Entrambi mettono l’accento su un terribile e degenerante aspetto della società moderna: se in “Death Note” il significato di giustizia e l’idealizzazione di una società purificata dal male sono gli ossessionanti temi, “Liar Game” mostra l’ipocrosia umana e la sua debolezza di fronte al dio moneta.
Differentemente però dal manga preso in comparazione, “Liar Game” è più facile e fluido come lettura: non capita che il lettore viene schiacciato dai ragionamenti assurdi (e brillanti) del geniaccio (del male) di turno e non deve rileggersi la pagina due o tre volte prima di avere un attimo in ordine le idee.
Mi presto a leggere il secondo volume.
Consigliato.